Durante la preparazione del mio viaggio nel Sarek e successivamente per la spedizione alle Svalbard, ho dovuto affrontare la scelta dell’attrezzatura per trainare l’equipaggiamento sulla neve. La soluzione tradizionale nelle spedizioni artiche è la pulka, o pulk, una slitta progettata specificamente per essere trainata da sciatori in condizioni estreme.
In questo articolo presenterò nel dettaglio il sistema che ho utilizzato, basato sullo scafo ERAPro 60” PRO 960 e sugli accessori Fjellpulken, condividendo anche alcune considerazioni sull’uso delle pulke in contesti diversi dalle grandi spedizioni polari.
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Premessa
Al momento di pianificare il mio primo viaggio con sci e pulka nell’Artico, oltre a consultare l’elenco dell’equipaggiamento fornito dalle guide Arctic Wilderness Guide Erä-Oula sul loro sito e su quello di Laponia Adventures a Gällivare, dove ho noleggiato il sacco a pelo, ho cominciato a cercare anche altre fonti tramite le parole chiavi più comuni, quali Sarek ski expedition clothing and equipment, Sarek gear list, Packing list – Sarek ski expedition.

Devo dire di essere stato fortunato, perché ho trovato sul blog di una certa Helen, AKA “Walkingwomad”, un certosino lavoro di compilazione di una Sarek ski expedition kit list che potrei serenamente classificare come definitiva, per completezza e varietà dei materiali riportati, nonché per gli utili commenti aggiunti.
Tuttavia, per quanto riguarda nello specifico la pulka, non ho avuto l’onere di dover scegliere l’equipaggiamento perché ero accompagnato dalle guide Oula e Sanna, che me lo hanno fornito, sollevandomi da vari problemi, anche di logistica, la cui risoluzione avrei appreso solo una volta sul campo, osservando loro e altri escursionisti incrociati nel backcountry.

Pulka da spedizione ERAPro e accessori Fjellpulken
Nel rimandarvi a una lettura preliminare dei mie due articoli:
- Sarek ski expedition – Kit list, lessons learned;
- Svalbard ski expedition – Kit list, lessons learned,
andiamo ora a vedere più nel dettaglio nel dettaglio il sistema che ho utilizzato nelle due diverse configurazioni, basato sullo scafo ERAPro 60” PRO 960 e sugli accessori Fjellpulken, condividendo anche alcune considerazioni sull’uso delle pulke in contesti diversi dalle grandi spedizioni polari.
Lo scafo ERAPro 60” PRO 960 Expedition Sled

La scelto più comune nelle spedizioni “commerciali” cade generalmente sullo scafo ERAPro 60” PRO 960, conosciuto anche come Paris Pulk o Paris Pulka, per la sua reputazione di robustezza e affidabilità. Questo modello rappresenta probabilmente il punto di partenza più comune per chi costruisce la propria pulka da sci escursionismo, grazie al suo eccellente rapporto qualità-prezzo.
Caratteristiche tecniche
Lo scafo ERAPro è costruito in polietilene ad alta densità, un materiale che garantisce leggerezza (circa 2,2 kg) e resistenza agli urti. Le sue dimensioni sono ottimali per spedizioni di media durata: lunghezza 150 cm, larghezza totale 50 cm (base 30 cm), profondità 13 cm. È testato a -60°C, il che lo rende adatto anche alle condizioni artiche più estreme.
Una caratteristica fondamentale sono i fori di traino rinforzati con passacavo, che permettono l’installazione di diversi sistemi di aggancio. Lo scafo presenta numerosi fori lungo i bordi, preforati in fabbrica, che facilitano notevolmente le personalizzazioni e l’installazione di cinghie o cordini.

La mia esperienza d’uso
Nel Sarek ho utilizzato un sistema di traino rigido con le aste standard Fjellpulken, mentre alle Svalbard ho optato per un sistema morbido con cordino elastico.
La differenza è sostanziale. Il sistema:
- rigido, offre maggiore controllo, specialmente sui terreni accidentati e nelle discese, ma può risultare meno confortevole su lunghe distanze in piano
- morbido, assorbe meglio le sollecitazioni e permette alla pulka di “galleggiare” meglio sulle irregolarità del terreno.
Un aspetto importante emerso durante l’uso: la pulka non ha freni integrati. In discesa, l’unica soluzione efficace è stata quella di realizzare un freno artigianale facendo passare una corda annodata sotto lo scafo. I nodi creano attrito con la neve, rallentando efficacemente la slitta. È una soluzione semplice ma geniale, che può fare la differenza in situazioni critiche.
Rab Pulk Bag Large
Per proteggere e organizzare l’equipaggiamento mi è stata fornita la Rab Pulk Bag Large, una sacca appositamente progettata per pulke da spedizione.

Specifiche tecniche
La sacca è realizzata in nylon ripstop 50D (65 g/m²) con rivestimento idrorepellente. Le dimensioni (140 x 41 x 40 cm) la rendono perfetta per lo scafo ERAPro, offrendo un volume di 224 litri. Il peso contenuto di 1.200 grammi non grava eccessivamente sul carico totale.
L’apertura principale utilizza una robusta cerniera YKK a due vie con pattina protettiva. Molto utili sono i punti di aggancio daisy chain e le cinghie di compressione, che permettono di fissare saldamente il carico e ridurne il volume.
Durante l’uso ho apprezzato particolarmente le cinghie di compressione: tenere il carico compatto e basso nel centro della pulka è fondamentale per la stabilità, soprattutto sui terreni irregolari, ma possono essere utilizzate per fissare temporaneamente qualche oggetto o sacca al quale si vuole avere accesso veloce, o in attesa di svuotare la sacca principale da cibo e combustibile, durante la progressione.
Riassumendo, questa sacca è disponibile in due versioni:
Peso: 600 g (taglia S) and 1,200 g (taglia L);
Dimensioni (esterne): 70 x 41 x 40 cm (taglia S), 140 x 41 x 40 cm (taglia L);
Materiale: Lightweight 50D ripstop Nylon (65 g/m²) con rivestimento water resistant.
Ancoraggio della pulka bag allo scafo
Un aspetto tecnico importante è l’ancoraggio della pulka bag allo scafo. È necessario utilizzare un cordino elastico (tipo il DirZone Bungee Cord da 6mm) con ganci alle estremità, o realizzarlo artigianalmente con i classici ganci che si usano anche in nautica. Il cordino viene fatto passare a zig zag attraverso i fori preforati lungo i bordi dello scafo ERAPro, agganciandosi ai punti daisy chain della pulka bag.
Questo sistema di ancoraggio elastico serve a due scopi fondamentali: mantiene la sacca saldamente fissata allo scafo evitando che si sposti durante il traino, e allo stesso tempo permette una certa flessibilità che assorbe le vibrazioni e i movimenti. Il passaggio a zig zag distribuisce uniformemente la tensione e impedisce alla sacca di ruotare o ribaltarsi.


Consiglio di utilizzare almeno 4-5 metri di cordino elastico per avere abbastanza lunghezza per il passaggio completo a zig zag su entrambi i lati della pulka. I ganci devono essere robusti e, a seconda della stagione e delle condizioni ambientali, sceglierli in metallo (o almeno così ho trovato on-line, benché non ne abbia chiesto conferma alle guide), poiché i ganci in plastica possono rompersi con il freddo estremo, situazione che non ho avuto modo di provare.
Considerazioni sull’uso
Alcuni recensori su Varuste.net hanno evidenziato che il tessuto potrebbe essere più spesso per un uso intensivo. Personalmente non ho riscontrato problemi durante le mie spedizioni, ma è vero che un materiale più robusto potrebbe aumentare la durabilità a lungo termine. Il rivestimento idrorepellente ha funzionato bene, anche se in condizioni di neve umida primaverile o pioggia prolungata, consiglio di utilizzare sacche stagne interne per l’equipaggiamento sensibile all’umidità, specialmente elettronica e sacco a pelo.
Sistema di traino con aste rigide
Per la spedizione nel Sarek ho utilizzato il classico sistema di traino rigido Fjellpulken, composto da aste e attacchi dedicati.

Fjellpulken Hauling Shaft Attachments
Gli attacchi per aste Fjellpulken (codice articolo 910) sono venduti in coppia e permettono di fissare le aste allo scafo della pulka. Il kit include cinghie e rivetti pop per l’installazione.
Questi attacchi sono compatibili con tutte le slitte Fjellpulken e anche con altri modelli come l’ERAPro. L’installazione richiede un trapano per praticare i fori necessari sulla punta della pulka. Come suggerito da alcuni utilizzatori esperti, è consigliabile aggiungere una piastra di rinforzo di 2-3 mm di spessore sulla punta della slitta per distribuire meglio le sollecitazioni e aumentare la durata del sistema.
Il peso contenuto (circa 300 grammi la coppia) non influisce significativamente sul carico totale, e la robustezza del sistema è stata provata in condizioni estreme da migliaia di escursionisti.

Fjellpulken Standard Skier Shafts
Le aste standard Fjellpulken (ART 701) sono aste parallele pieghevoli di 210 cm che, una volta ripiegate, raggiungono i 120 cm per facilitare il trasporto.
La caratteristica fondamentale di queste aste è l’ammortizzatore integrato a due vie. Questo sistema garantisce una guida confortevole sia per lo sciatore che per l’eventuale passeggero (nelle versioni per bambini della pulka), assorbendo gli urti e le sollecitazioni. Un gancio speciale fissa l’imbracatura alle aste.

Il peso di 1,9 kg rende questo sistema relativamente leggero. Fjellpulken raccomanda di utilizzare l’asta rinforzata (ART 703) e l’imbracatura da spedizione (ART 711) per carichi superiori ai 60 kg, una raccomandazione da prendere seriamente per la sicurezza.

Esperienza d’uso nel Sarek
Il sistema di aste rigide si è dimostrato eccellente per il terreno vario del Sarek. La rigidità delle aste offre un controllo superiore in discesa e permette di “dirigere” meglio la pulka attraverso passaggi stretti o su terreni accidentati. Gli ammortizzatori integrati fanno la differenza nelle lunghe giornate di sci, riducendo lo stress sulle articolazioni.
Tuttavia, in piano e con neve compatta, il sistema rigido trasmette ogni piccola irregolarità del terreno direttamente all’imbracatura. Per questo motivo, alle Svalbard Oula e Sanna hanno preferito installare un sistema di traino morbido. Probabilmente, in questo ultimo caso ha influito anche la necessità di trasportare l’equipaggiamento in aereo, con i problemi di ingombro e di fragilità conseguenti.

Tra le varie versioni delle aste, ne esiste una anche per il cane, che tira la propria pulka e, talvolta, anche il conduttore!
Imbracatura Fjellpulken Standard
L’imbracatura standard Fjellpulken (ART 710) è di forma anatomica e si fissa comodamente intorno ai fianchi per garantire una buona distribuzione del carico. Gli spallacci regolabili sono rimovibili, e il materiale è in nylon imbottito.
Questo è un punto cruciale nell’ergonomia del sistema pulka: il peso deve essere portato sui fianchi, non sulle spalle. Durante la spedizione, non ho utilizzato le fasce cosciali, seguendo il consiglio di Oula e Sanna, le nostre guide, più che altro cercando la praticità. Il risultato è stato una distribuzione ottimale del carico e una buona praticità nel togliere l’attrezzatura nelle pause.

Alcuni, invece, hanno agganciato le aste direttamente alla fascia ventrale dello zaino, cosa che ho evitato per timore di logorio di quest’ultimo, visto che la pulka aveva dei moschettoni in metallo e l’imbrago degli anelli dello stesso materiale, ovviamente mancanti in uno zaino standard.
Come per le aste, Fjellpulken raccomanda di utilizzare l’imbracatura da spedizione (ART 711) per carichi superiori ai 60 kg. Considerando che nelle spedizioni artiche multi-giorno il peso può facilmente superare questa soglia, è un investimento che vale la pena considerare.
Sistema di traino morbido con cordino elastico
Alle Svalbard ho sperimentato un sistema di traino completamente diverso, basato su cordini elastici. Questa configurazione offre vantaggi significativi in determinate condizioni.

DirZone Bungee Cord
Il cordino elastico DirZone è disponibile in vari diametri (3mm, 4mm, 5mm, 6mm, 8mm). Per l’uso con la pulka, il diametro consigliato è di 6mm, che offre il giusto compromesso tra elasticità e resistenza. Ovviamente, si può utilizzare qualunque cordino di qualità dalle caratteristiche analoghe.
Un utente su Varuste.net ha condiviso la sua esperienza d’uso: ha utilizzato tre fili affiancati di 8mm x 400mm come ammortizzatori durante il traino della sua pulka (35-40 kg) con risultati perfetti. Questo testimonia la versatilità del sistema e la possibilità di adattarlo alle proprie esigenze specifiche.
Quello usato da me alle Svalbard, invece, aveva un cordino rigido con – alla metà – un altro spezzone di cordino più lungo, con un semplice anello in corda elastica, che svolgeva il ruolo di ammortizzatore una volta esaurita l’estensibilità.

Vantaggi del sistema morbido
Il sistema di traino con cordino elastico offre diversi vantaggi rispetto alle aste rigide. L’elasticità del cordino assorbe meglio le sollecitazioni improvvise, rendendo il traino più confortevole su lunghe distanze. La pulka può “galleggiare” meglio sulle irregolarità del terreno senza trasmettere ogni scossa all’escursionista.
Inoltre, in caso di ribaltamento della pulka (evento non infrequente su terreni accidentati), il sistema morbido permette di sganciarsi o comunque muoversi facilmente, girare la slitta e rimetterla in posizione senza dover smontare le aste. Questo può fare una grande differenza in condizioni di freddo estremo, pendii relativamente ripidi o asperità del percorso, quando ogni minuto all’aria aperta conta.

Considerazioni
Il sistema morbido richiede maggiore attenzione in discesa, dove la pulka tende a “spingere” più liberamente. In questo caso, la si può anche accompagnare di fianco a noi come se fosse un cagnolino (!) cercando di direzionarla. La tecnica del freno con corda annodata diventa ancora più importante in questa configurazione.
Altri accessori essenziali
Cavo accessorio Mammut 6mm
Il cavo accessorio Mammut 6mm (22 g/m, resistenza 7,5 KN) è utile per molteplici scopi: fissare il carico, creare punti di aggancio aggiuntivi sulla pulka, o come cordino di riserva. Ne consiglio almeno 5-10 metri.

Sacche impermeabili e organizzazione
All’interno della Pulk Bag è fondamentale organizzare l’equipaggiamento in sacche impermeabili. Ho utilizzato sacche di diverse dimensioni per categorizzare l’equipaggiamento: una per l’elettronica (con sacca isolante per le batterie), una per i vestiti, una per il cibo. Anche semplici buste della spazzatura possono funzionare bene come ulteriore protezione.
Sacca isolante per l’elettronica
Un accessorio che si è rivelato essenziale è una sacca isolante per l’elettronica. Le batterie perdono rapidamente efficienza con il freddo estremo. Tenere powerbank, batterie di riserva e dispositivi elettronici in una sacca isolante (o addirittura vicino al corpo durante le pause) può fare la differenza tra avere strumenti funzionanti e trovarsi senza comunicazioni o navigazione.
Consigli e lezioni apprese
Dopo due spedizioni artiche con sistemi di traino diversi, ho raccolto alcune considerazioni pratiche che potrebbero essere utili a chi si avvicina per la prima volta all’uso delle pulke.
Caricamento e distribuzione del peso
Il corretto caricamento della pulka è fondamentale per la stabilità e il comfort di traino. Gli esperti concordano su alcuni principi base: mantenere il peso basso e verso la parte posteriore dello scafo. Gli oggetti più pesanti vanno sul fondo e nella parte posteriore, quelli di peso medio al centro, e quelli leggeri in alto e verso la parte anteriore.
Una pulka mal caricata, con il centro di gravità troppo alto o troppo anteriore, tende a ribaltarsi facilmente e diventa difficile da controllare. Durante il Sarek, ho imparato a mie spese l’importanza di questa regola: nei primi giorni la mia pulka si ribaltava frequentemente finché non ho riorganizzato il carico seguendo i consigli delle guide.
È anche importante distribuire il peso leggermente verso il retro per far sì che il muso della pulka sia leggermente più leggero e “galleggi” meglio sulla neve.

Gestione in discesa
Le discese con la pulka possono essere insidiose. Come già menzionato, la soluzione più efficace che ho sperimentato è quella di una corda con nodi annodati che passa sotto lo scafo. I nodi creano attrito con la neve, rallentando la slitta.
Su pendenze moderate, è possibile controllare la velocità della pulka sciando a spina di pesce o a spazzaneve. Su pendenze più ripide, può essere necessario togliere gli sci e procedere a piedi, tenendo la pulka con le mani tramite le aste o il cordino. In alcuni casi estremi, come suggerito dalle guide, è meglio sganciare completamente la pulka dalle aste e farla scendere separatamente, controllata da una persona a valle.

Attraversamento di terreni difficili
I terreni accidentati, le morene rocciose coperte di neve e i passaggi tra alberi richiedono attenzione particolare. In queste situazioni, è utile avere un compagno che possa aiutare a sollevare e guidare la pulka nei punti critici.
Durante la spedizione nel Sarek, in alcune sezioni particolarmente impegnative, ci siamo aiutati a vicenda per far passare le pulke su rocce affioranti o attraverso strettoie. L’aspetto comunitario delle spedizioni di gruppo si rivela qui particolarmente prezioso.

Manutenzione durante la spedizione
Ogni mattina, dopo aver smontato il campo, è importante controllare lo stato della pulka: verificare che i cordini di fissaggio non siano danneggiati, che gli attacchi delle aste siano saldi, e rimuovere eventuale neve ghiacciata accumulata.
Portare sempre cordino e nastro americano di riserva per eventuali riparazioni d’emergenza, oltre a cordino extra di scorta. Durante il Sarek, ho dovuto rinforzare con nastro americano i cordini elastici che agganciano le pelli di foca agli sci, che si stavano lacerando. Lo stesso tipo di riparazione può essere necessario sulla pulka.
L’uso delle pulke in Italia e sulle Alpi
Anche se le pulke sono tradizionalmente associate alle spedizioni polari e artiche, stanno trovando applicazione anche sulle nostre Alpi e Appennini, sia in contesti professionali che ricreativi. Come dimostrano le esperienze di diversi escursionisti, non serve andare in capo al mondo per sentire lo spirito dell’avventura.
Katie Jane Endurance e le traversate alpine invernali
Katie Jane Endurance, dopo aver attraversato l’Islanda in solitaria, nell’inverno 2022-2023 ha applicato le sue conoscenze artiche sulle Alpi francesi, in particolare nell’Altopiano del Vercors.
Nei suoi post Instagram (post 1, post 2, post 3), Katie racconta la sua traversata di tre giorni nell’Altopiano del Vercors, una riserva naturale di 17.000 ettari senza case, strade o copertura telefonica. Ha utilizzato pulke artigianali realizzate con slittini economici per bambini del Decathlon, dimostrando che non tutte le esperienze sono alla portata di tutti dal punto di vista economico, ma con creatività e gradualità si può iniziare.
Le sue pulke DIY erano abbastanza leggere da poter essere attaccate agli zaini e portate sulla schiena quando il terreno diventava troppo ripido, per poi tornare a trascinarle quando il percorso si faceva più pianeggiante. Un approccio pragmatico che ha reso l’avventura accessibile.
Lezioni dal freddo
Katie condivide anche alcune piccole lezioni apprese durante la traversata del Vercors. Nel terzo giorno, la temperatura è scesa drasticamente e tutte le loro bottiglie d’acqua si sono ghiacciate, il cibo era congelato e, cosa più critica, il bombolino del gas si era congelato, lasciandole senza possibilità di preparare bevande calde o colazione calda.
Nonostante tutto, Katie scrive: “Somehow I still love it!” (“In qualche modo lo amo ancora!”). È il perfetto esempio dell’approccio graduale all’avventura invernale: iniziare con percorsi accessibili vicino a casa, imparare dalle piccole difficoltà e accumulare esperienza prima di lanciarsi in spedizioni più impegnative.
Il suo messaggio è chiaro: non serve andare in capo al mondo per vivere lo spirito dell’avventura. Le Alpi francesi, italiane o svizzere offrono terreni perfetti per sperimentare le pulke e il campeggio invernale, permettendo di acquisire competenze fondamentali in un ambiente relativamente sicuro e accessibile.
Escursioni invernali in rifugio
Diego, vlogger outdoor, ha documentato la sua esperienza con la pulka al rifugio Sebastiani in Abruzzo. Il suo video mostra come anche sulle nostre montagne, con le giuste condizioni di neve, una pulka possa essere un valido alleato per trasportare equipaggiamento verso rifugi o per campeggi invernali.
L’Appennino, con i suoi inverni nevosi e i numerosi rifugi, si presta bene a questo tipo di escursioni. La possibilità di trasportare equipaggiamento pesante come tende invernali, sacchi a pelo e provviste in una pulka anziché in uno zaino rende più accessibili esperienze che altrimenti richiederebbero una forma fisica notevole.
La mia esperienza nell’area, però, rende ovvia la conoscenza del terreno, per non trovarsi impantanati in zone senza neve, o poco compatta, o in passaggi in mezzo ad arbusti e vegetazione.
Lorenzo Barone e le spedizioni nordiche
Un incontro particolarmente interessante è stato quello con Lorenzo Barone sul volo di ritorno dalla Svezia. Lorenzo ha maturato esperienza significativa con le pulke, sia in Islanda che in Norvegia, portando questa pratica a un livello di competenza notevole, facendo errori direttamente sulla propria pelle.
Lo scambio di esperienze con altri appassionati di spedizioni artiche è sempre prezioso: ogni contesto geografico presenta sfide uniche e soluzioni specifiche. L’esperienza norvegese di Lorenzo, ad esempio, si confronta con terreni e condizioni diverse rispetto all’Islanda o alla Lapponia svedese.
Pulke al traino di fatbike
Un uso innovativo delle pulke è quello al traino di fatbike, biciclette con pneumatici sovradimensionati progettate per terreni difficili come neve e sabbia.
Il bikepacker francese Joffrey Maluski ha documentato la sua traversata invernale dell’Islanda trainando una pulka con la sua fatbike. Il suo viaggio di 1.000 chilometri attraverso i tre maggiori ghiacciai islandesi dimostra le potenzialità di questo approccio.
Il vantaggio della fatbike rispetto agli sci è la velocità su terreni pianeggianti e compatti. Tuttavia, la fatbike richiede condizioni di neve specifiche: neve compatta o battuta. In neve fresca e profonda, gli sci con pulka rimangono superiori.
La combinazione fatbike-pulka apre interessanti possibilità per esplorazioni invernali in Italia, specialmente su altopiani e pianori dove la neve tende a compattarsi naturalmente.
Considerazioni finali
Il sistema ERAPro/Fjellpulken che ho utilizzato si è dimostrato affidabile e versatile. La possibilità di passare da un sistema rigido a uno morbido, semplicemente cambiando il metodo di aggancio, offre una flessibilità preziosa per adattarsi a condizioni e terreni diversi.
Il costo
Il costo complessivo del sistema completo (scafo ERAPro circa 60€, Pulk Bag circa 70€, attacchi per aste circa 30€, aste circa 150€, imbracatura e cordini vari circa 50€) si aggira intorno ai 350-400€. È un investimento significativo, ma proporzionato alla qualità e affidabilità dell’attrezzatura, soprattutto se consideriamo che una pulka di qualità superiore, con pulka bag integrata, viene almeno sui 700€.

Soluzioni low-budget
Per chi volesse iniziare con un budget più contenuto e un approccio graduale, come dimostrato dall’esempio di Katie Jane Endurance, è possibile costruire una pulka funzionale con slittini economici e cordini base, adatta per prime esperienze o escursioni brevi. L’importante è cominciare, magari su percorsi accessibili vicino a casa, imparando dalle piccole difficoltà come il gas congelato o le bottiglie ghiacciate.
Uno strumento versatile
Le pulke non sono più solo uno strumento per spedizioni polari estreme. Stanno trovando alcune applicazioni anche sulle nostre montagne, rendendo più accessibili esperienze invernali che altrimenti richiederebbero equipaggiamento ultraleggero costoso o una forma fisica eccezionale. E soprattutto, come insegna Katie Jane, non serve andare in capo al mondo per sentire lo spirito dell’avventura.
Per maggiori dettagli sulla mia esperienza con questo equipaggiamento durante le spedizioni artiche, vi rimando agli articoli dedicati: Sarek ski expedition – Kit list, lessons learned e Svalbard ski expedition – Kit list, lessons learned.
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