L’idea era percorrere in inverno il Trail dei Parchi 2022, divenuto Spring Edition per varie questioni organizzative, che me lo hanno fatto posticipare a marzo. Troverò ancora neve, ma le giornate sono più lunghe e le condizioni del fondo sono migliorate pressoché ovunque.
Partenza dalla stazione FS di Avezzano ad intercettare l’anello MTB del trail, per ritornare nel capoluogo pedalando un totale di oltre 300 Km.
Al rientro a casa ho contattato gli organizzatori per un versamento a titolo di ringraziamento e come riconoscimento del lavoro svolto. Inoltre, una quota dovrebbe andare all’associazione benefica Parent Project.

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Giorno 1 – Da Avezzano a Vallepescara
Sono arrivato alle 10.20 ad Avezzano col solito treno, poi mi sono avvicinato a Rocca di Mezzo, punto di partenza del Trail dei Parchi 2022 (Spring Edition), con il tragitto già seguito per i “18 passi abruzzesi da valicare“. Ho aggiunto qualche passaggio in fuoristrada lungo il “Percorso Monte Velino“, poi ho fatto la ciclabile che passa per Rovere. I panorami offrono solo qualche cima ancora imbiancata, vedremo domani a quote più elevate cosa mi aspetta.


Le prime impressioni sul trail
Il tracciato è veloce, anche se in qualche salita sono dovuto scendere per il fondo smosso e la bici carica. C’è stata anche qualche discesa sufficientemente MTB, ma la Canyon Lux Trail CF7 è stata molto sottoutilizzata. Dovevo comunque testarla di nuovo e l’Abruzzo mi sembrava una buona occasione.
I chilometri passano agevoli nell’aria fresca e col forte vento e per pranzo mi fermo a San Demetrio né Vestini, dove arrivo dopo una lunga discesa abbastanza scassata.





Ancora sul Wolfs’ Lair
Dopo Barisciano mi inoltro su parte del Wolfs’ lair, verso Santo Stefano di Sessanio. Affronto così, per l’ennesima volta, la Via Piana – che tutto è tranne che piana – verso Santo Stefano e poi raggiungo appena dopo il tramonto Rocca Calascio. Ricordo in un’occasione di aver attraversato di notte la via Piana sotto un fortunale, e di essermi fermato all’asciutto del B&B di Gira e rigira, i ragazzi che fanno escursioni con gli asinelli.
Mi spiace aver perso il tramonto alla Lady Hawk a Rocca Calascio, tra l’altro senza illuminazione (risparmio energetico?).











La Valle del Tirino
Mi abbiglio bene per la lunga e veloce discesa quasi tutta su asfalto, fino al letto del Tirino. L’ho visto di giorno, altrimenti sarebbe stato un peccato perdere l’area naturalistica. Tuttavia, mi godo un bel riflesso di Capestrano sul lago di Capodacqua. Ciò dimostra quanto sia importante rivedere lo stesso posto in diverse stagioni, nonché ore del giorno o della notte!
Il freddo mi sta risparmiando, contrariamente a quanto temessi! Decido di fermarmi a cena a Bussi sul Tirino. Un ragazzo mi convince a fermarmi nel locale più carino, gremito di giovani intenti a fare aperitivo o in attesa di festeggiare una laurea. Non seguo il dress code, ma mi godo comunque la cena che comincia con le locali “pallotte cacio e ova”, veramente buone.





Un imprevisto alla ruota posteriore
Dopo cena, proseguo ancora verso Popoli (città natale di Corradino d’Ascanio, quello sella Vespa), poi Pratola Peligna e infine in direzione di Sulmona, prevalentemente lungo anonimi argini fluviali. Mi aspetterebbero ancora una decina di chilometri e un po’ di dislivello, ma la ruota posteriore comincia a perdere aria da chissà dove. Per non prendere decisioni affrettate, soprattutto stando fermo al freddo della notte, mi risolvo a fermarmi a dormire. Ci penserò domani!


Giorno 2 – Da Vallepescara al Parco Regionale Sirente-Velino (Gagliano Aterno)
La mattina, al risveglio, la ruota posteriore era completamente a terra. Impacchettato il bagaglio, mi accorgo pure che il powerbank è completamente scarico, come il cellulare. Probabilmente, durante il giorno, la luce integrata nel powerbank deve essersi accesa accidentalmente! Insomma, non un inizio promettente di giornata.



Colazione a Pettorano sul Gizio
Gonfio la ruota, che sembra tenere, ma mi fermo a un fontanile per verificare la fuoruscita di eventuali bolle d’aria. Si tratta di un mistero, o il lattice della ruota tubeless ha lavorato col favore delle tenebre? Chissà!
Ora ci vorrebbe una bella colazione, che faccio a Pettorano sul Gizio al bar di Cristina, dove mi rifocillo a dovere con cornetti, pastiera e torta al mosto cotto (con ben 17 ingredienti!) e scambio qualche interessante chiacchiera, mentre ricarico parzialmente il cellulare.


Una vivace realtà locale
Il paese ha solo 300 abitanti, che arrivano a 1.200 con le frazioni. Tuttavia, nonostante ci siano pochi giovani residenti, la vita culturale è vivace con visite guidate in centro ed escursioni naturalistiche nei dintorni. Sarebbero da vedere la cascata delle Callarelle, ma inavvertitamente supero il bivio dove avrei potuto trovarle. Motivo in più per tornarci, visto che da quelle parti arriva anche la Transiberiana d’Italia.

Sul Wolfs’ Lair verso la Montagna Spaccata
Poco dopo, trovandosi il paese a 600m di quota, cominciano i 1.200 metri di salita, in parte nella Montagna Spaccata, dove passa anche il Wolfs’ lair, poi su una diversa carrareccia che aggira fino alla quota di 1.800 metri la vetta del Monte Genzana, per poi scendere su Scanno. Peccato che dai 1.500 m in poi ci sia ancora abbastanza neve accumulata. Mi faccio un bel trekking, e io che volevo approfittare del week-end lungo per pedalare! Avevo portato al seguito anche le grappette, ma data l’ora e la consistenza della neve, non c’è stato bisogno di usarle. In tutto il giorno avvisto una manciata di escursionisti e tre biker che procedevano in senso opposto al mio. Mi demoralizzano dicendo che la neve è molto peggio, nel tratto che mi aspetta!





Due daini e una volpe
Nel frattempo, avvisto da lontano due daini che fuggono velocemente (salvo fermarsi a distanza di sicurezza per scrutarmi, quando mi fermo) e da vicino una volpe, che non mi nota, visto che ero sottovento. Gironzolava tranquilla in cerca di tracce o chissà che, ma si dà a gambe levate quando percepisce il mio scalpiccio sul pietrisco!
La discesa, a causa dello scioglimento della neve, è su una specie di torrentello che mi ricopre di una bella patina uniforme di fanghiglia. Inquadro varie volte il lago di Scanno, ma manco la prospettiva dalla quale sembra un cuore.



L’arrivo a Scanno
Per fortuna che a Frattura comincia l’asfalto fino al paese omonimo del lago, dove prendo un tagliere di salumi. Insomma, non era proprio la mia idea di pranzo! Il posto però è carino e curato e ha un’ottima scelta musicale, della quale mi complimento col gestore. Ieri ho mangiato bene, ma non ho ancora automatizzato gli approvvigionamenti, come mi succede dopo qualche giorno di trail. Cerco di ricaricare il powerbank, ma evidentemente la sosta è troppo breve per sortire effetti. Avrei fatto meglio a caricare il cellulare, invece.
Benché si tratti della prima volta che passo per questi luoghi, nonostante le innumerevoli escursioni a Passo Godi, non indugio a visitarli perché ho percorso veramente poca strada dal mattino.



Attraverso le Gole del Sagittario
Proseguendo nella veloce discesa, le Gole del Sagittario sono sempre suggestive e forse è la prima volta che le attraverso in bici anziché in auto. Mi fermo, dunque, a scattare qualche foto qua e là, dove in auto mi sarebbe stato impossibile a causa della carreggiata stretta e tortuosa. Solo le gole del Furlo mi hanno colpito in modo simile.
Prima o poi, però, si ricomincia a salire. Verso Cocullo, il paese di San Domenico, il santo dei serpenti, il rombo sordo delle pale eoliche sovrasta il rumore delle foglie ancora mosse dal forte vento. Non so perché, ma mi ricorda il clangore che fa da sottofondo in “Apocalypse now”, quando la motovedetta avanza nel Mekong.



Il parco eolico di Cocullo
Allo scollinamento dal parco eolico di Cocullo, che ingenuamente pensavo non avrei raggiunto, tanto sembrava in quota, ero letteralmente “nel vento”: andavo a 35km/h in discesa, ma intorno a me l’atmosfera era calma come se fossi fermo in una bolla. Miracoli del vento apparente!
Il resto della scena, però, non era così calma. Incrocio un trattore con tutti i fari accesi, seguito da alcuni cani che mi ignorano. Più avanti, vedo a distanza un altro trattore che romba prepotente, e cani che abbaiano. Si è trattato di un altro frangente alla “Apocalypse now”, sotto certi aspetti!


La serenata a Goriano Sicoli
In un baleno sono a Goriano Sicoli. In piazza, mi accoglie una folla vociante e rumorosa, che si sta preparando a fare una serenata. Esordisco, scherzando: “Stavate aspettando me?” Mi invitano a seguirli, ma il mio timore di far cambiare idea alla nubenda, mi fa desistere. Durante il “Naturaid Sardegna Impossible” fui più fortunato, perché mi trovai in mezzo a un addio al nubilato! Niente compaesani chiacchieroni, solo damigelle omertose…
Mi rifocillo con tre toast, due Coca Cola e un Maxibon, poi non mi resta che ripartire.





La forestale per il parco del Sirente-Velino
Mi godo la vista notturna di Castel di Ieri e Gagliano Aterno finché, terminato l’asfalto, non imbocco la forestale per il parco del Sirente-Velino. Ci sono vari stazzi e rifugi lungo il tragitto, ma è tutta salita perciò vado piano. Inoltre, il meteo conferma che da mezzanotte circa comincerà a piovere. Le previsioni sono precise: il rifugio Gagliano Aterno, omonimo del paese a valle, è ancora lontano. Fortunatamente, noto un edificio poco distante e vado a controllare. Un portichetto è il meglio cui possa aspirare! Mi preparo nel bivy, che mi riparerà da qualche goccia portata dalla furiosa bufera scoppiata improvvisamente, benché prevista.
Chiudo questa seconda giornata del Trail dei Parchi 2022 (Spring Edition) con una distanza risibile, anche se il dislivello maturato è dignitoso.

Giorno 3 – Dal Parco Regionale Sirente-Velino ad Avezzano
Ho fatto bene a fermarmi, sarei arrivato al rifugio zuppo e sferzato dal vento. Così, invece, mi godo parte del cielo stellato, tra una nuvola e l’altra, che la perturbazione fa avanzare veloci. Il grande carro sembra davvero enorme! Com’è diversa la volta celeste in inverno. Il vento mi sferza anche se ridossato nel portico, ma il bivy bag Ferrino Rider Pro fa bene il suo lavoro e riparo il viso sotto la giacca da pioggia. Il meteo dà un miglioramento per l’alba: punto la sveglia, ma il gelo artico che mi coglie alle 5 mi dissuade dall’uscire dal “bozzolo”. Peccato, ho perso un paio d’ore di pedalata senza precipitazioni.



Pioggia mista a nevischio
Appena ripartito, infatti, mi coglie pioggia mista a nevischio. L’imponente Sirente che ci sovrasta, ancora imbiancato, si copre subito di nuvole. Io proseguo per le strade forestali, a tratti anche agevoli da percorrere, comunque ingombre di rami caduti e pietrisco smosso. Le gambe, però, ogni tanto fanno le bizze e talvolta consumo le scarpe.
Durante il Trail dei Parchi 2022 (Spring Edition) ci sono stati vari passaggi suggestivi, ma questo settore, che non avevo mai pedalato, mi piace particolarmente, al cospetto del Sirente, che ho conosciuto dalla vetta. Ci sono alcuni punti che meritano di essere raccontati, come il laghetto per la batracofauna. E io che pensavo che l’unico a usare un termine del genere fosse stato Leopardi nei suoi “Paralipomeni…”!


A Rocca di Mezzo… “Stick to the plan”!
Il passaggio nel parco è tutto sommato breve e rientro abbastanza in fretta su Rocca di Mezzo, quasi desolata, per il maltempo e il lunedì. Una volta lì, mi assalgono mille dubbi su cosa mi convenisse fare per tornare ad Avezzano. Alla fine, il mio mantra “stick to the plan” prevale, così mi inerpico verso il rifugio del Lupo ai piani di Pezza, per questa appendice off-road al Trail dei Parchi 2022 appena concluso. Salgo su asfalto, ma dal rifugio in avanti è tutto sterrato, irriconoscibile perché fino a un paio di settimane fa era tutto ricoperto dalla coltre di neve. Questa zona non l’avevo mai pedalata e devo dire che mi piace, anzi, i fiocchi del mattino coprono la neve ghiacciata, dandomi l’ebbrezza di poterci pedalare sopra senza affondare né scivolare.


Da Ovindoli al Monte Etra
La mezza luna del tracciato mi riporta su Ovindoli. Attraverso località turistiche ora spettrali. La montagna in stagione intermedia, quando si smette di sciare ma ancora non si torna a fare escursioni, è deprimente!
Il mio giro, però, prosegue per il monte Etra. Sarà la seconda volta che ci passo ma è veramente spettacolare, alle pendici ci sono dei cavalli che brucano sovrastati da pareti scoscese che sembrano un canyon. Potrebbe essere il Wyoming, invece siamo in Abruzzo! Salendo di quota, lo spettacolo naturalistico prosegue con altri cavalli e formazioni rocciose da ammirare. Infine, cominciamo la discesa! Diciamo che non sfrutto appieno la full, ma l’ultima volta che ho fatto questo tracciato ero con la MTB full rigid e ricordo qualche passaggio da funambolo. Anche in questo caso, la pioggia e lo scioglimento della neve ha trasformato la strada sterrata in un torrente fangoso. Porterò a casa su di me, e sulla bici, una buona parte della terra abruzzese!




Da Aielli ad Avezzano
Peccato non aver attraversato le Gole di Aielli, ma l’avrei potuto fare solo a piedi e non avevo il tempo. Tra l’altro, sono sconsigliate con pioggia e simili. Nell’ultimo tratto di sterrato prima del bivio per il paese che dà il nome alle gole, vengo superato da una moto da cross. Sulle prime, sono tentato di seguirla per dei tagli ai tornanti, poi prevale la prudenza.


Aielli è anche famoso per i murales, ma stavolta non salgo in paese come feci durante i “18 passi abruzzesi da valicare“. Avrei voluto vedere almeno Celano, ma anche stavolta mi accontento di una foto dal basso. Un amico ha detto che gli è sembrata Katmandu, grazie alla recinzione vivacemente variopinta!
Pazienza, così arrivo ad Avezzano in tempo per prendere un kebab e imbarcami sul treno per terminare questo Trail dei Parchi 2022 (Spring Edition). In questo modo, arrivato a casa, avrò anche il tempo per ripulire la bici!


Qualche impressione finale sul Trail dei Parchi 2022 (Spring Edition)
Al Trail dei Parchi 2022 ho aggiunto la denominazione di “Spring Edition” per le modifiche fatte dal sottoscritto e per la neve ancora presente su parte del tracciato. Volevo arrivare e ripartire in treno e, da Roma, la maggior parte dei convogli termina la corsa ad Avezzano, la quale è diventata il mio punto di partenza.
I rifornimenti lungo il tragitto – anche di acqua, presso fontane e fontanili – sono frequenti, basta fare attenzione agli orari e giorni di apertura degli esercizi commerciali. Le difficoltà dovute alla neve vanno dimenticate nella partenza ufficiale di maggio, ma non vanno trascurate le escursioni termiche tra giorno e notte, sicuramente notevoli anche in quel mese. Inoltre, sarà possibile trovare cani da guardiania e cancelli chiusi, dopo il ritorno degli armenti.
La traccia comincia a 33 Km da Avezzano e vi termina a 46 Km. Queste due sezioni, tracciate da me, percorrono prevalentemente sterrati o strade secondarie, abbastanza impegnative nella parte finale intorno ai monti Etra e Secino.

La prima metà
La prima parte del trail vero e proprio (lungo 236 Km) mi è piaciuta ma ho attraversato luoghi a me prevalentemente noti. Va precisato, quindi, che non mi hanno suscitato lo stupore che mi aspetterei da chiunque altro li percorresse per la prima volta. L’unica parte poco interessante è la seconda sezione sugli argini dopo Popoli, quella sull’Aterno.
La seconda metà
La seconda sezione, se vogliamo idealmente porre Sulmona quale località dov’è facile trovare rifornimenti e alloggi, comincia dopo circa 110 Km presentando un dislivello positivo di circa 1.500 m in meno di 40 Km. Lo scollinamento nei pressi del Monte Genzana, dopo la scenografica Montagna Spaccata, è tutto sommato agevole per il fondo anche se richiede il suo dazio. Il lago di Scanno e le successive Gole del Sagittario, meritano la fatica. L’altro tratto interessante è all’interno del parco Sirente-Velino. La carrareccia costeggia in parte la Provinciale Marsico-Sannitica, ma ciò non inficia l’idea di trovarsi immersi nella natura.

Varianti per tutti i gusti
Gli organizzatori hanno concepito delle varianti sia in lunghezza che in difficoltà. Io ho scelto la versione lunga in MTB, che però si è rivelata comunque abbastanza dolce, al netto del fatto che l’ho percorsa con la full Canyon Lux Trail CF7. Ritengo di avere abbastanza esperienza grazie agli oltre 30mila Km percorsi con la mia MTB rigida, da poter dire che i passaggi propriamente MTB non sono molti. Tuttavia, i copertoni generosi e una rapportatura adeguata sono imprescindibili e anche i tracciati definiti “gravel” avranno dato da fare ai biker (e in qualche punto avrei proceduto con maggiore cautela, in sella alla rigida).
L’allestimento da bikepacking della bici
Il carico e lo spazio necessario dipendono dai pernotti in struttura o in bivacco, e da quale grado di comfort gradisce il biker. Personalmente ho adottato il kit completo, con le borse sulla Canyon Lux Trail CF7:
- Toptube bag Polaris cicli handmade;
- Frame bag Polaris cicli handmade;
- Bike&Fingers Polaris cicli handmade;
- Handlebar bag Alpkit Airlok Dual 20 Lt e Alpkit Kanga;
- Outpost Elite Universal Seat Pack and Dry Bag.
Si è trattato di un secondo test dopo il Volterra trail 2023, diciamo quasi a pieno carico. Il kit si è comportato bene, soprattutto le borse Polaris Cicli che sono state messe alla frusta per la prima volta con acqua, fango e neve, mantenendo il contenuto asciutto e pulito. Anche le altre borse hanno ben figurato, ma modelli simili o uguali li ho già testati a lungo sulla MTB rigida, quindi ne conoscevo già pregi e difetti.
Se hai qualche curiosità al riguardo, ti invito a lasciare un commento.

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